STOP A FINMECCANICA NEGLI EMIRATI
Arenata la commessa da un miliardo per 48 addestratori Aermacchi Il negoziato, che si sarebbe dovuto concludere entro il 2009, non è stato mai portato a termine
Finmeccanica incagliata negli Emirati Arabi Uniti. Si è arenata, come fosse ormai dimenticata, la supercommessa da oltre un miliardo di euro per la vendita di 48 aerei addestratori Aermacchi M-346. La selezione del velivolo è stata annunciata dal governo degli Emirati il 25 febbraio 2009, al termine di una gara cui avevano partecipato anche il T-50 co-prodotto dalla statunitense Lockheed Martin e dalla coreana Kai e l'Hawk della britannica Bae Systems. Ma il negoziato che dovrebbe sfociare nella firma del contratto, in origine previsto entro la fine del 2009, non si è concluso.
L'Aermacchi è in difficoltà. Ha venduto solo sei velivoli di questo tipo all'Aeronautica militare italiana, il lavoro comincia a scarseggiare nelle sue linee a Venegono Superiore (Varese), con 1.920 addetti. «Siamo fiduciosi di poter ottenere il contratto entro il 2010», ha risposto agli analisti finanziari il presidente e a.d. di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, il 29 gennaio scorso. La scadenza è confermata dal bilancio 2009, approvato dai soci a fine aprile: «Dopo l'annuncio del governo degli Emirati Arabi Uniti del 25 febbraio 2009, è stata avviata la fase negoziale per l'acquisizione di 48 velivoli M-346. I negoziati sono ancora in corso e si prevede che possano concludersi durante l'esercizio 2010».
Tuttavia, secondo indiscrezioni, il dialogo con gli Emirati sarebbe bloccato, anche se, a livello ufficiale, non sono stati chiariti i motivi dello stop. La controparte sarebbe irritata, accuserebbe i negoziatori italiani di non aver mantenuto gli impegni. Gli sceicchi erano interessati ad acquisire, nel pacchetto con gli addestratori, aerei senza pilota con equipaggiamento armato.
Nell'incontro con gli analisti del 29 gennaio, alla domanda «Cosa succede negli Emirati?», Guarguaglini aveva spiegato che gli arabi sono interessati sia al 346 sia al Falco. Il Falco è un velivolo senza pilota (drone) prodotto da Selex Galileo, viene impiegato dall'Aeronautica italiana in Afghanistan.
Il problema nella trattativa con gli Emirati - secondo quanto riferito al Sole 24 Ore da fonti autorevoli - sarebbe sorto per equipaggiare con armi il velivolo senza pilota: una simile versione preoccupa Israele e avrebbe provocato il veto degli Stati Uniti, con il conseguente diniego del governo italiano a Finmeccanica alla fornitura agli Emirati di droni armati.
Finmeccanica non replica alle indiscrezioni, salvo confermare che i contatti con gli Emirati sono sempre in corso, pur considerando le difficoltà del contesto "geopolitco". Alcuni giorni fa Lockheed ha proclamato che il suo T-50 è tornato in lizza per essere preso in considerazione negli Emirati.
La questione viene sollevata dal deputato del Pd Daniele Marantelli, il quale parla di «stallo» per una commessa vitale per l'Aermacchi e, con un'interpellanza, chiede al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai ministri degli Esteri e della Difesa perché le trattative si siano arenate.
Marantelli ricorda che il 22 novembre 2009 il premier Berlusconi doveva andare negli Emirati «per contribuire a perfezionare l'accordo» ma «la missione fu rinviata» e rileva che «esportare nuovi prodotti in mercati extraeuropei è una scelta indispensabile per il nostro paese e quindi è decisivo individuare al più presto un cliente di lancio». L'interpellanza chiede «quale sia lo stato delle trattative e delle difficoltà attuali che sembrano impedire la conclusione del contratto con gli Emirati Arabi; cosa si intenda fare per favorire una positiva evoluzione della vicenda (.. ); quali iniziative internazionali si intendano assumere affinché l'M-346 possa diventare l'addestratore europeo».
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