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23/11/1990 PIU' VICINI AI CITTADINI: AUTONOMIA DEI GOVERNI LOCALI, FEDERALISMO, QUALITA' DEI SERVIZI

 

Relazione di Daniele Marantelli all'Assemblea provinciale degli eletti nelle liste del P.C.I.

Varese - 23 novembre 1990

 

 

 

La moralità, la serietà e il rigore degli amministratori comunisti sono una componente importante del nostro patrimonio che va assolutamente mantenuta.

 

Quale che sia l'approdo del nostro dibattito interno, tema che non è qui oggetto di discussione, possiamo sin d'ora affermare che ciascuno di noi è interessato non solo a conservare questa tradizione ma ad alimentarla e ad arricchirla.

 

Questo richiamo non ha un valore contemplativo di nobili eredità, ma un valore politico attuale e moderno: è parte decisivo della riforma del sistema politico.

 

Garantire ai cittadini di contare davvero, di scegliere programmi e governi, concepire le alleanze non come sommatorie di interessi corporativi ma soggetti capaci di darsi un progetto diverso di sviluppo della Provincia è un compito arduo per noi comunisti varesini.

Arduo, difficile ma ineludibile.

 

Ecco allora che il confronto fra i nostri eletti vuole essere occasione per rompere la routine. Occasione di riflessione politica sulle esperienze di governo locali, confronto su temi programmatici ma soprattutto capacità di elaborare idee e proposte nuove da sottoporre al confronto non solo con le forze politiche ma con le forze sociali e il mondo della cultura.

 

L'analisi del voto è già stata compiuta e non è compito nostro indugiarvi in modo ripetitivo.

 

Da quel voto sono maturate condizioni politiche diverse che non hanno consentito, fortunatamente, la riproposizione del patto di ferro DC/PSI. Così come per lo meno era avvenuto nei 5 anni precedenti.

 

I risultati negativi di DC e PSI da un lato e della Lega dall'altro hanno determinato una seria incrinatura dell'asse di potere preesistente.

 

Risulta impossibile per esempio ripristinare una capacità di controllo ossessivo sulle comunità locali e di comando sugli uomini come era nelle intenzioni di DC e PSI nel passato quinquennio.

 

Ecco allora delinearsi nuove situazioni. Si depotenziano le rendite di posizioni del PSI, aumentano le disponibilità ad un confronto, si afferma spesso un metodo positivo che è quello del confronto sui programmi. E' in questo modo che maturano esperienze di governo locali DC/PCI; ed è in questo contesto che si colloca la proposta di PSI e PRI di impegnare il nostro partito nella Giunta provinciale.

 

Il richiamo ai fatti politici di questi mesi non significa una volontà di attribuirvi un significato politico strategico ma semplicemente la dimostrazione che l'utilizzo di esponenti locali come soldatini ubbidienti allo stato maggiore di un ceto politico ristretto risulta sempre più difficile e che tutta una situazione prima statica, ora è in movimento.

 

Parliamo di incrinatura. Siamo ben consapevoli che la sconfitta definitiva di vecchi equilibri e l'affermarsi di soluzioni politiche più avanzate nella nostra Provincia richiede da parte nostra molto lavoro. E' in ogni caso, come è naturale, questa la prospettiva su cui impegnarsi non tanto per esigenze di Partito ma per rispondere ai bisogni del mondo del lavoro, dei cittadini.

 

Nelle realtà in cui siamo al governo questo è lo sforzo che stiamo facendo. Anche nelle giunte DC/PCI il bilancio è finora positivo. Si sono realizzate queste maggioranze attraverso un consenso forte del Partito. E ciò naturalmente agevola il compito dei compagni alle prese con problemi politici inediti oltre che con le difficoltà finanziarie comuni a tutti.

In ogni caso il giudizio che si può esprimere ad oggi su queste giunte è positivo.

 

Coerentemente con l'indicazione unanime dell'ultimo Congresso provinciale dopo il voto di maggio abbiamo lavorato per privilegiare la costituzione di maggioranze di sinistra e progressiste. In queste giunte siamo impegnati per imprimere smalto e concretezza nell'iniziativa delle amministrazioni. In qualsiasi maggioranza il PCI comunque non sta ad ogni costo, ma solo a condizioni politiche e programmatiche chiare. E la vicenda di questi giorni di Uboldo è la dimostrazione più evidente di questo nostro costume.

In ogni caso i fenomeni di frammentazione registrati anche da noi richiamano con forza l'urgenza di una riforma elettorale degli Enti locali in cui uomini e programmi alternativi siano scelti direttamente dai cittadini.

 

Vi sono però problemi come l'ambiente, la viabilità, i trasporti che interferiscono direttamente e pesantemente con l'attività dei Consigli le cui soluzioni solitamente dipendono da altri Enti (Amministrazione provinciale e Regione) spesso inadempienti.

 

A 6 mesi dal voto e 4 dalla costituzione della Giunta provinciale non è difficile tracciare un primo bilancio. Senza caricare enfaticamente i giudizi possiamo semplicemente affermare che siamo alla paralisi.

Nessun atto significativo è stato prodotto sinora. Quello sul Lago Maggiore di qualche giorno fa è frutto dell'iniziativa del nostro gruppo.

 

La maggioranza fatica persino a garantire l'ordinaria amministrazione.

 

E' una situazione insostenibile. Non lo diciamo per evidenziare questa o quella responsabilità soggettiva. Nè, tanto meno, perchè abbiamo la voglia matta di governare. Anzi riteniamo che l'utilizzo che fanno esponenti di maggioranze di presunte fregole del PCI sia un modo maldestro oltre che scorretto di nascondere la loro fragilità politico-amministrativa.

 

Mettiamo con forza in evidenza lo stato di paralisi dell'Amministrazione provinciale perchè contrasta con l'urgenza, il numero, l'importanza dei problemi da risolvere. Desideriamo limitarci a elencare quelli più rilevanti senza richiamare nostre soluzioni e proposte del resto più volte avanzate.

 

L'acqua, i rifiuti solidi urbani. I rifiuti tossico-nocivi e industriali da affrontare con un piano organico e non con il metodo inaccettabile con cui si è pervenuti alla localizzazione dell'impianto di Cairate, nei confronti del quale permane la nostra opposizione.

 

La revisione del Piano Malpensa indispensabile sempre di più dopo le consultazione degli Enti locali che hanno evidenziato i  gravosi problemi ambientali.

 

Un piano dei trasporti e della mobilità che valorizzi e modernizzi i trasporti pubblici.

L'Università e il Progetto Lago Maggiore su cui si è proceduto con ingiustificabili ritardi e incertezze.

 

Metodi di governo che sappiano coniugare trasparenza, efficienza ed efficacia dell'Amministrazione Provinciale. Su questi punti concreti già in sede di formazione della maggioranza in Provincia DC e PSI avevano compreso che il confronto con il PCI non era acqua fresca. E la nostra critica nei confronti della maggioranza resta forte e senza sconti.

 

Oggi la posizione non è cambiata. Non accettiamo alcun inserimento meramente aggiuntivo in qualsiasi maggioranza. Siamo consapevoli delle difficoltà dei problemi e proprio per questo riteniamo che per affrontarli si rende necessario una svolta in cui ruolo e funzioni del PCI siano chiare, visibili, distintive.

 

Una stagione politica nuova insomma potrebbe sorgere solo da un azzeramento della situazione esistente.

 

Siamo in ogni caso impegnati a fornire il nostro contributo sugli assetti istituzionali. Vale per la definizione dello statuto. Vale per il tema dell’area metropolitana.

 

 

 

LO STATUTO

 

Ogni Comune può emanare norme giuridiche in ambito territoriale di ogni singolo Comune aventi lo stesso valore delle norme statali.

Questa, come è noto, è la proposta statutaria. Gli statuti sono dunque fonte di diritto che può incidere sull'ordinamento politico e amministrativo dell'Ente locale.

 

Per noi devono essere uno strumento che promuove e allarga la partecipazione contrastando l'accentramento dei poteri nelle mani di pochi, occasione di riqualificazione professionale degli operatori della Pubblica Amministrazione.

 

L'autogoverno dei comuni, la trasparenza degli atti amministrativi e la semplificazione dei paesaggi burocratici, la netta distinzione fra responsabilità politiche e amministrative: questi sono gli obiettivi per i quali lavoreremo nella definizione degli Istituti.

 

E' chiaro che ogni Comune dovrà organizzare la propria macchina amministrativa in funzione delle proprie realtà  particolari e per dimensioni, caratteristiche economiche, geografiche sono spesso molto differenti tra loro i Comuni della nostra Provincia.

 

Ma in tutti lavoreremo per arricchire gli strumenti di partecipazione, veri anticorpi democratici di fronte al rischio di svuotamento delle istituzioni e di incursioni nelle stesse di poteri criminali e mafiosi da un lato, e per elevare l'efficienza e l'efficacia delle amministrazioni per rispondere ai diritti dei cittadini spesso ignorati e calpestati dall’altro.

 

Per i nostri eletti dovrà essere una grande prova di elaborazione teorica e politica e di iniziative fra la gente.

 

E nella definizione degli statuti possono trovare applicazione alcuni principi sanciti nella legge 241 come la pubblicità degli atti, la partecipazione dei cittadini.

 

 

 

AREA METROPOLITANA

 

La Provincia deve costruire un rapporto positivo con la metropoli. In un mondo che conosce cambiamenti profondi negli assetti sedimentati per decenni non saremo noi ad erigere barriere di fronte ad un processo di modernizzazione ed efficienza delle istituzioni.

 

Noi riconosciamo l'esistenza in Provincia di aree con diverse caratteristiche di sviluppo economico.

 

Siamo consapevoli che presentandosi divisa la Provincia perderebbe peso specifico nei confronti di Milano in un confronto che deve essere realizzato su basi di pari dignità.

 

Una moderna suddivisione di funzioni e servizi, il rispetto di identità maturate nel corso di decenni, sono obiettivi che l'Amministrazione Provinciale deve perseguire nel suo insieme.

 

Abbiamo impostato in questi mesi un corso per amministratori avvalendoci della collaborazione di relatori qualificati.

Abbiamo avuto buonissime partecipazioni e altre meno soddisfacenti.

 

Insisteremo su questa strada affrontando altri temi e garantendo un aggiornamento permanente tale da qualificare sempre di più i nostri rappresentanti nelle istituzioni in modo da renderli sempre meno dipendenti dalla Federazione il cui servizio agli eletti va comunque anch'esso arricchito e organizzato. Posso annunciare in questa sede che da gennaio avrà inizio un' attività di consulenza permanente sui temi del diritto amministrativo e dell'urbanistica.

 

Non abbiamo mancato di far conoscere le posizioni del Partito sulla Legge Finanziaria e abbiamo fornito delle proposte puntuali circa il metodo per combattere l'incursione delle forze mafiose nelle istituzioni, o meglio nei loro programmi.

Di questo discuteremo specificatamente con Luciano Violante in un convegno provinciale che terremo a Tradate il 10 dicembre.

 

Ci siamo recati con una delegazione di Sindaci e Amministratori dal Prefetto per sottoporre le preoccupazioni dei comunisti circa lo stato di difficoltà dei Comuni, per far conoscere le nostre proposte, ritenendo inutile produrre sforzi faticosi per concordare ordini del giorno sulla finanza locale. La nostra generosità faceva regolarmente il paio con ipocrisia dei partiti che a Roma decidono e a Varese protestano per quelle decisioni.

 

Ma tutto ciò fa parte, per così dire, dell'ordinaria amministrazione.

 

Sentiamo che per ben assolvere compiti di governo e per condurre una forte ed efficace opposizione dobbiamo darci una prospettiva di cambiamento che dia respiro ideale e strategico al nostro lavoro. In assenza di ciò c'è il rischio inevitabile della routine, dell'impotenza, della frustrazione.

 

In provincia di Varese non possiamo 1imitarci a condurre una battaglia sui confini che può apparire difensiva nei confronti di Milano e che rischia in ogni caso di lasciare immutati gli assetti di potere politici ed economici. A noi compete il dovere di avanzare una sfida politico-culturale più ampia. E' necessaria una radicale innovazione.

 

Nella nostra provincia la sfiducia nei confronti delle istituzioni si è manifestata prima che altrove con il voto alla Lega Lombarda. L'aumento delle tasse e delle tariffe locali determinate dalla legge finanziaria colpisce doppiamente i cittadini e incrinerà ulteriormente la sfiducia fra gli stessi e le istituzioni.

 

Dobbiamo cogliere in tempo l'effetto dirompente che queste scelte possono determinare. Non sfugge che a livello nazionale una certa attenzione si fa strada anche nelle forze di governo. La recente destinazione di 80 miliardi per la viabilità provinciale è la conferma di una nuova sensibilità che dobbiamo cogliere ma nello stesso tempo la riproposizione di una logica vecchia (forte centra1izzazione delle risorse ed erogazioni discrezionali) che va superata.

 

I comunisti varesini sentono il bisogno di avanzare delle proposte di riforma dello Stato, di decentramento dei poteri che la gente avverta, allo stesso tempo come profondamente innovative e realistiche.

 

Avanziamo una prima idea che poterebbe essere titolata:

- riforma dello stato

- autonomia

- decentramento

e che va arricchita, approfondita e sottoposta al confronto nel Partito e con altre istanze di Partito.

 

 

 

PREMESSA

 

La centralizzazione dei poteri, il controllo rigido dei flussi finanziari non hanno impedito che il debito pubblico abbia superato ormai il PIL e che intere aree del Paese siano sottratte al potere democratico dello Stato.

 

Per assicurare giustizia e trasparenza nel reperimento e nell’uso delle risorse occorre saper far emergere i redditi sommersi, combattere l’evasione, ridurre l’elusione.

La diminuzione delle tasse centralizzate e la conoscenza della destinazione di quelle imposte dagli Enti locali può essere realizzata attraverso la riforma regionalistica dello stato e il decentramento a livello regionale di poteri reali in ordine al fisco.

 

La Lombardia è una delle aree più ricche del mondo.

 

I processi di modernizzazione hanno investito l’apparato produttivo, il terziario, l’agricoltura, consentendo di realizzare importanti traguardi in termini di competitività.

 

Noi sappiamo che vi sono forze che guardano alla scadenza del mercato europeo del 1993 come grande occasione di liberazione “del privato” dai lacci del pubblico. Sono le grandi concentrazioni finanziarie che sono disposte a pagare l’improduttività della pubblica amministrazione pur di evitare qualsiasi controllo democratico.

 

Ma a coloro che sono stati protagonisti della ripresa economica e che hanno pagato spesso i pesanti costi sociali delle ristrutturazioni, che sopportano quotidianamente il peso della burocrazia, della rigidità, degli sprechi, della inefficienza dello Stato e delle sue articolazioni in cui la mancanza di trasparenza ha determinato una progressiva espropriazione di poteri da parte di grandi gruppi di potere privati, noi dobbiamo fornire una risposta positiva, convincente.

E il rischio di una nuova ondata recessiva dell'economia mondiale accentua l'esigenza di risposta innovative.

 

 

 

PROPOSTA

 

Il nucleo di questa risposta sta in una riforma dello Stato in senso regionalista.

Esistono problemi che la Lombardia dovrà affrontare come Regione dell'Europa unita come la ricerca, l'innovazione, i trasporti, la viabilità, l'ambiente, la cultura, la formazione. E contestualmente va radicalmente cambiato il sistema fiscale.

 

Oggi l’inefficienza della pubblica amministrazione è pagata doppiamente attraverso l’effetto sulla competitività e attraverso l’iniquità del fisco che grava sul lavoro.

 

La riforma federalista dello Stato deve realizzarsi attraverso la costituzione di istituzioni comunitarie autorevoli e democraticamente influenzabili, cui affidare l’adozione delle grandi scelte perequative nella dimensione europea.

 

Il Parlamento europeo sulla base di uno statuto delle Regioni d’Europa deve uniformare le regole e i principi che debbono presiedere al rapporto tra organismi comunitarie e Regioni.

 

Occorre che la Lombardia possa disporre di una capacità di rappresentanza reale e di un governo dotato di poteri necessari per affrontare i problemi prima richiamati.

 

Una maggior articolazione territoriale ed una conseguente piena e autonoma responsabilità delle istituzioni locali nel governo dell’economia sono indispensabili per garantire l’efficacia e la tempestività dell’intervento pubblico ai fini dello sviluppo ed anche per costruire un nuovo sistema di garanzie sociali.

 

La regionalizzazione dei poteri è la strada che può definire regole e punti di riferimento sicuri per la riorganizzazione dello Stato sociale anzi a questo punto pensiamo che sia la sola strada possibile.

 

La riflessione sulla quantità e la qualità dell’intervento pubblico deve riferirsi a un quadro generale ma poi prevedere una indispensabile diversificazione di esperienze, una autonomia nella capacità di spesa operativa.

Ciò naturalmente presuppone anche cambiamenti costituzionali.

 

Oggi tutti i poteri sono assegnati allo Stato salvo quelli riservati alle Regioni e ai Comuni dalle leggi.

Occorre rovesciare l’impostazione e riconoscere alle Regioni e alle autonomie locali tutti i poteri salvo quelli esplicitamente riservati con leggi agli organi nazionali di legislazione e di governo.

 

A Regioni, Comuni e Province deve essere assegnata la gran parte dell’attività amministrativa. Dovranno essere le Regioni a recuperare e ad attuare le direttive comunitarie per le materie di loro competenza.

 

La burocratizzazione centralistica e l’attuale inutilità della Regione scaricano sui Comuni enormi problemi. Con questa riforma del sistema i Comuni potranno ricevere dalla Regione poteri e risorse certe, deleghe praticabili, procedure snelle per affrontare i problemi vecchi e nuovi della Comunità.

 

Rispetto ai bisogni materiali della gente come la casa o il posto di lavoro rispetto ai problemi della droga, della delinquenza, dell’immigrato quale è la possibilità di risposta concreta dell’amministrazione comunale, del Sindaco di uno dei tanti Comuni piccoli o medi della nostra Provincia? Scarsa o nulla.

 

La riforma dovrà trasformare il Senato in Camera delle Regioni eletta a suffragi universale diretto, in occasione delle elezioni regionali e composto esclusivamente da consiglieri regionali investiti di doppio mandato oppure eletto dai governi delle Regioni e composto da consiglieri regionali. Il loro compito è quello di essere associato agli organi nazionali nell’esercizio del potere legislativo fermo restando la loro autonomia in tutti i campi non esplicitamente riservati al Parlamento.

 

Secondo la Costituzione, i soggetti dell’autonomia locale sono innanzitutto forze autonome primarie espressioni di realtà sociali preesistenti che attendono di essere regolate ma che non esistono in virtù di questa regolamentazione.

 

Conseguentemente alla legge dello Stato va riconosciuto solo un compito di armonizzazione e coordinamento,  non un compito creativo.

 

Va mantenuta la possibilità delle leggi statali e regionali di operare il coordinamento delle Regioni e delle Autonomie locali, di determinare gli standards sostanziali di esercizio, di regolarne le forme procedimentali.

 

 

 

AUTONOMIA FINANZIARIA

 

Noi comunisti abbiamo sempre contraddetto il concetto di autonomia impositiva perché consapevoli che si trattava solo di politiche di imposte aggiuntive.

 

Più correttamente abbiamo sempre posto l’obiettivo per gli enti locali dell’autonomia finanziaria. Per quale ragione?

 

Sappiamo che in Lombardia attraverso il sistema fiscale (prelievo alla fonte, tassazione indiretta) si prelevano somme che tornano sotto forma di contribuzione nella misura di meno delle metà.

 

Questo ritorno avviene in forme strettamente vincolate con leggi speciali su cui le istituzionali locali non possono intervenire in modo decisivo, in modo sperequato fra grandi città e comuni, direttamente al sistema delle grandi imprese senza la possibilità di condizionamento rispetto a linee di sviluppo regionali, senza controllo sulla quantità oltre che l’efficacia, senza possibilità di finalizzarle a settori ritenuti prioritari.

 

Come realizzare l'autonomia finanziaria:

 

1 - radicale riforma fiscale che si accompagni a quelle dei poteri che riconosca alla Regione una significativa autonomia impositiva, nell'area della proprietà e delle tasse di circolazione;

 

2 - dovrà essere fissata la partecipazione della Regione e delle autonomie locali ai proventi dell'IRPEF secondo una percentuale stabilita dalla legge e contrattato periodicamente tra la Camera delle Regioni e lo Stato centrale;

 

3 - il diverso grado di sviluppo economico e sociale delle Regioni rende necessaria un'azione perequativa da parte del Governo e del Parlamento nazionali. La Lombardia deve fornire il proprio contributo al superamento degli squilibri. Queste risorse dovranno però essere principalmente finalizzate a progetti di sviluppo e ammodernamento, dovranno essere governate dalle Regioni del Mezzogiorno e non passare attraverso leggi speciali nazionali, dovranno essere aggiuntive rispetto a risorse reperite in loco, si dovranno prevedere meccanismi di controllo dell'efficacia degli interventi e sanzioni;

 

4 - è indispensabile un processo di riforma ispirato dal principio di responsabilità tale per cui la gestione concreta delle scelte perequative possa essere affidata alle Regioni del Sud al fine di determinare governi adeguati alle esigenze e non legittimati solo dal rapporto con i governi.

 

In conclusione occorre rompere uno schema che vede:

 

a) prelievo fiscale centralizzato, ingiusto e in costante aumento che colloca ormai il nostro Paese nella media dei paesi europei;

 

b) ingenti risorse che tornano attraverso finanziamenti ai privati, incontrollati e subordinati alle scelte dei privati stessi;

 

c) autonomie locali asfittiche che ricevono scarse risorse e che, per mantenere a malapena gli attuali livelli di servizi insoddisfacenti, debbono imporre sempre nuovi balzelli e nuove tasse.

 

Sostituirlo con un sistema che poggi sui seguenti cardini:

 

a) diminuzione del prelievo centralizzato, allargamento dell’imposizione regionale e comunale finalizzato a scelte operate in base alle esigenze locali;

 

b) drastica riduzione della spesa burocratica centralizzata e degli interventi speciali;

 

c) forti poteri locali per il governo dei flussi finanziari di incentivazione e sostegno allo sviluppo.

 

Abbiano detto che questa è un’idea su cui chiamare il Partito a discutere ed approfondirne gli aspetti più delicati e sottoporla al confronto con le forze politiche sociali culturali.

 

Credo che dalla Conferenza degli eletti nelle liste del PCI possiamo lanciare la nostra sfida all’immobilismo, alla pigrizia delle forze che portano la responsabilità dei colpi subiti dalla nostra Provincia negli ultimi anni.


Questa stessa nostra idea può apparire troppo complicata e, di conseguenza, poco concreta. Ma abbiamo imparato che la politica, le sue dinamiche non camminano secondo ritmi conosciuti nel recente passato.

E, per quanto possibile, spetta a noi il compito di produrre innovazioni corrispondenti alla realtà che cambia.

E la nostra realtà evidenzia una Provincia asimmetrica il cui sistema economico dovrà fare i conti con le conseguenze, tutte le conseguenze del nuovo contesto internazionale: modificazione di prodotti; oscillazione del prezzo delle materie prime; accentuazione delle dinamiche finanziarie e valutarie; deregulation; impatto tecnologico, aumento della concorrenza internazionale, nuovi mercati, rischi di recessione economica.

 

Tutto ciò, con un sistema dei servizi alle imprese che va rivisitato da cima a fondo.

Altrimenti come stupirsi che sia comodo servirsi di Milano?

Come meravigliarsi che le scelte di processo seguono quelle di Milano secondo la logica semplice che anche il secondo morso della mela è buono se la mela è buona?

Le scelte per la prospettiva della Provincia devono nutrirsi fortemente delle risorse culturali locali.

Questo rende possibile una felice integrazione con la metropoli e anche la capacità di interloquire direttamente e autonomamente con il centro-Europa, la Germania.

 

Per questo il dibattito intorno a questa idea potrebbe sfociare in un FORUM dove chiederemo le indicazioni e le proposte delle migliori energie della società varesina.

Intorno a questo tema probabilmente possiamo costruire un vasto consenso, sicuramente un grande interesse.

 

Abbiamo la possibilità di sfidare su un terreno avanzato le tradizionali forze di governo e suscitare l’attenzione di quei cittadini, di quei settori sociali che hanno risposto la loro fiducia nella Lega, fiducia che non dobbiamo dare per acquisita definitivamente.

 

Per rendere possibile tutto ciò è necessario evitare che la nostra proposta non sia presentata solo come un tema squisitamente istituzionale.

 

Dobbiamo collegarlo coi bisogni dei giovani, delle donne, dei pensionati, con le attesa del mondo del lavoro, con le esigenze sempre più diffuse di una migliore qualità della vita.

 

Noi non vogliamo lanciare un neo regionalismo di sole lamentele ma ricco di contenuti.

 

La competenza, l’esperienza, il legame con la gente di molti nostri amministratori sono un patrimonio prezioso che dobbiamo saper valorizzare e che ci aiuterà in questo lavoro.

 

L’apporto che può essere fornito al Partito e alla sua elaborazione dai nostri eletti deve crescere in termini di quantità e qualità.

 

Innanzitutto dando attuazione, nel più breve tempo possibile, alla nostra innovativa proposta di far sì che i nostri eletti rispondano, attraverso adeguati luoghi e strumenti, innanzitutto agli elettori.

 

Il corso di comunicazione politica per amministratori che la nostra Federazione ha messo in cantiere per il prossimo anno vuol essere un contributo in questa direzione.

 

La forza della nostra opposizione è stata ridimensionata dal voto. Siamo costretti ad accrescerne la qualità, la determinazione, la convinzione.

 

E’ anche così che possiamo costruire processi politici più avanzati.

 

Non ci attendono tempi facili. Il rifiuto di poteri consociativi, di giochi di sponda scatenerà, ha già scatenato nei nostri confronti una martellante campagna che non deve intimidirci ma che non dobbiamo sottovalutare.

 

Vogliamo essere protagonisti di un nuovo progetto politico nella nostra Provincia.

Di per sè questo escluse ogni nostra acquiescenza a ruoli di pura marginalità.

 

Lavoriamo invece per imprimere una svolta politica reale negli equilibri provinciali.

 

La strada è quella di non aspettare i numeri dell’alternativa; non possiamo solo predicare una politica. Vogliamo invece costruirla con il confronto permanente, con l’opposizione più nitida ad una capacità propositiva che ci indichi come un partito capace di governare a pieno titolo la vita delle nostre istituzioni.

 

E’ un percorso che noi vogliamo costruire con le forze di sinistra, ambientaliste, laiche e cattoliche interessate a fare della provincia di Varese un soggetto politico, economico, sociale, culturale protagonista in Lombardia e capace di reggere le sfide positive che il nuovo ordine internazionale pone a tutti e in particolare a realtà di frontiera come la nostra.

 

 

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