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Interventi interventi 

31/05/2007 Intervento dell'on.D. Marantelli all'incontro con l'on.A. Reichlin e l'on.R. Maroni

 

Roma 31 maggio 2007 - Sezione dei Ds del centro storico di Roma - via dei Giubbonari.

 

 

Ringrazio il segretario di Sezione Fabio Nicolucci per l’invito.

So quanto sia faticoso fare il segretario di sezione.

L’ho fatto per 6 anni. Ma nell’essere segretario di una sezione come questa il peso è direttamente proporzionale alle gratificazioni.

Sono grato all’on.Maroni per aver accettato questo confronto. Maroni è un avversario politico. Ma è un amico. Ci accomunano il gusto per l’innovazione, l’onestà e da un mondo politico, fitto di persone che pensano di avere il mondo sulle spalle, ci distinguiamo per la coscienza dei nostri limiti e per un certo senso dell’ironia e anche dell’autoironia.

Maroni, federalista convinto, è comunque un interlocutore intelligente del centro destra così come è attualmente.

Sono onorato per la presenza di Reichlin. E’ tra quei dirigenti politici della sinistra che hanno contribuito alla crescita e alla formazione di molti compagni della mia generazione.

E continua ad essere un prezioso punto di riferimento politico e ideale limpido in questo tempo dove la confusione e la  nebbia non sembrano una prerogativa della sola pianura padana.

La politica si nutre di idee, di progetti.

Non sempre si riesce a farsi capire. Bisognerebbe parlare e scrivere in modo comprensibile. A me evidentemente non è riuscito a suo tempo.

Quando negli anni ’80 capogruppo del PCI al Comune di Varese parlavo di federalismo. Il mio partito mi considerava un eretico. Dopo la sconfitta alle politiche del ’94 ritenevo fossero mature le condizioni per realizzare in Italia un grande partito democratico. Sei di destra.

Da qualche anno ho lanciato l’idea di un Ulivo del Nord per provare a vincere nella regione più popolosa e sviluppata del Paese una diffidenza nei confronti della sinistra che ha radici storiche, politiche e culturali. Sei un filoleghista.

Ho portato con me traccia di queste proposte se mai qualcuno volesse verificare quanto la scorciatoia delle etichette che spesso si affibbiano con disinvoltura, nasconde molte volte pigrizie e conformismi.

Per essere chiari. Non ho alcuna stima per quei compagni che sono dalemiani, veltroniani o fassiniani a seconda di chi è il segretario nazionale.

Detto questo sono davvero onorato di poter esprimere in una sezione di Roma, del nostro e quindi del mio partito alcune idee.

In Italia abbiamo due milioni di adulti analfabeti completi, quasi 15 milioni sono semianalfabeti (non arrivano a leggere il gatto miagola) altri 15 milioni sono a rischio di ripiombare in tale condizioni (sono in difficoltà con il gatto miagola perché ha sete). Solo il 30% della popolazione italiana legge quotidiani.

Per questo ho ritenuto di preparare una paginetta dove sono contenute alcune idee e anche proposte. Su cui mi auguro di suscitare un qualche interesse. A pochi giorni dal voto delle amministrative è utile riconoscere la realtà. Un voto severo per il centrosinistra e particolarmente preoccupante nel Nord.

In realtà già alle politiche 2006 nelle grandi regioni del Nord, Lombardia, Veneto ma anche Piemonte, si era affermato il centro destra. Forse si è preferito rimuovere. Eppure durante il dibattito sulla fiducia al Governo, intervenendo un anno fa in aula, mi ero permesso di ricordare che l’obiettivo principale del Governo stesso, il rilancio dello sviluppo, difficilmente poteva essere raggiunto senza l’apporto delle aree più produttive del Paese.

Vedete, la solitudine è un sentimento maledettamente complesso. Riguarda l’anziana che rimane vedova, sola, il giovane precario, il 50enne cassintegrato che a cena fatica a incrociare lo sguardo dei figli colpito nella sua dignità prima che nei suoi diritti, ma riguarda anche le piccole imprese esposte, in solitudine, in una durissima competizione internazionale.

 La gestione confusa di una Legge Finanziaria, pura giusta nei suoi assi portanti, risanamento, sviluppo, equità, la Babele di linguaggi nella maggioranza e nel Governo, sono apparsi lontani anni luce dalle aspettative di quel mondo diffuso di piccole e medie imprese che costituiscono una risorsa formidabile per l’Italia.

Nelle sole Province della Pedemontana lombarda la differenza tra export e import nel 2005 e 2006 supera i 10 miliardi di euro. La sola Provincia di Varese nel 2006 ha esportato oltre 8.000 milioni di euro. E in questi primi quattro mesi siamo a +10%.

Imprenditori, operai, tecnici fanno il loro dovere.

Non capiscono perché non si investe in infrastrutture, perché si ripianano i deficit sanitari di regioni che non hanno rispettato i parametri, senza adeguate garanzie di comportamenti futuri più virtuosi, perché tonnellate di rifiuti vengano accatastate lungo le strade di Napoli, perché una ragazza che arriva a tarda sera in una stazione ferroviaria non è sicura. E quindi anche importanti provvedimenti del Governo, le liberalizzazioni per esempio, vengono surclassati da questi fatti e da una politica fiscale punitiva negli strumenti prima che chiara negli scopi. Lavorare e produrre è espressione di civismo. L’imprenditore che fa il suo mestiere e paga le tasse è una figura positiva. Spesso è un ex operaio specializzato, perito, ingegnere (lavoratore dipendente) che ha deciso di mettersi in proprio per ragioni economiche, ma anche per realizzare un più alto grado di libertà individuale.

Io penso che viviamo una crisi di sistema.

So che Maroni pensa che si tratti di una crisi della sola sinistra. Lo dice per lo meno.

Durante il Governo di centro destra l’obiettivo del centro sinistra era quello di cacciare Berlusconi. Ora l’obiettivo del centro destra è quello di cacciare Prodi.

Faticava a fatica ad emergere un’idea della missione del Paese di fronte a sfide che fanno tremare i polsi.

Globalizzazione (basta passare un’ora in una Banca d’affari a Lugano per rendersi conto che schiacciando un pulsante si mettono in difficoltà centinaia di migliaia di persone in qualche punto del globo), cambiamenti climatici, migrazioni di proporzioni bibliche.

In questo contesto l’Italia ha due handicap gravi.

Una classe dirigente falciata nel ’92. Il debito pubblico più pesante d’Europa. Le decine di miliardi di euro che paghiamo di interessi ogni anno sottraggono enormi risorse alla ricerca, alla scuola, alla sicurezza, al welfare.

Se l’Italia non cresce di 2 o 3 punti all’anno la sfida non la vince. E non si può vincere con un sistema politico frammentato e diviso.

Un Partito nuovo per l’Italia serve non perché l’attuale Presidente del Consiglio ne sia privo, ma perché il Mondo e l’Italia non hanno conosciuto trasformazioni così profonde dai tempi delle scoperte geografiche.

 

Sul Partito Democratico.

I partiti nazionali sono tra i pochi soggetti unitari di cui dispone il Paese. Guai a compromettere questo valore.

Ma il Partito Democratico per essere popolare, progressista, radicato in tutto il Paese, nazionale, non può che essere organizzato su basi federaliste per garantire il ricambio delle classi dirigenti, per costruire un circuito della rappresentanza democratica con forme in grado di rispecchiare peculiarità e vocazioni territoriali e che possa modulare le alleanze negli enti locali e nelle regioni sulla base degli interessi di quelle comunità e di quei territori.

Per questo l’Assemblea costituente deve essere eletta in modo da dare la corretta e completa rappresentazione del Paese. Solo così si potrà suscitare partecipazione popolare ad un processo che per ora appare irto di difficoltà.

 

Federalismo e Ulivo del Nord

C’è chi sostiene che il federalismo comporti costi eccessivi per lo Stato. Ho un’opinione diversa.

L’applicazione del Titolo V della seconda parte della Costituzione fa parte di quelle riforme di fondo di cui l’Italia ha bisogno non solo per ampliare gli spazi della democrazia, ma anche per indicare un uso più efficiente delle risorse finanziarie.

Lungo questo asse si potrà contribuire al risanamento della finanza pubblica determinando, insieme, più equità sociale e territoriale e un maggiore sviluppo dell’economia italiana.

Quindi non solo è necessario procedere con coraggio nell’attuazione dell’articolo 119 verso il federalismo fiscale, ma essere consapevoli che il federalismo a velocità variabile non ha nulla di eversivo. E’ contenuto negli articoli 116 e 117 della costituzione vigente.

Il tempo non consente di approfondire.

Ma con l’attuazione del Titolo V si devono attribuire competenze chiare ai diversi livelli istituzionali eliminando le duplicazioni di competenza, così da rendere le amministrazioni destinatarie delle stesse in grado di svolgere pienamente il loro ruolo nell’interesse dei cittadini e delle imprese.

Ciò permetterebbe di battere le tendenze alla conservazione di equilibri centralizzati (statali ma anche regionali) in materia di autorità, ma anche scongiurare il rischio che l’attuazione degli articoli 117-118-119, si trasformi in meccanica imputazione di funzioni, prescindendo dalla loro effettiva idoneità a gestire la cosa pubblica in misura ottimale in ragioni delle dimensioni e della collocazione geografica (pianure, aree urbane, montagna).

Dobbiamo insomma portare competenze e titolarità delle risorse verso il livello più prossimo ai cittadini, nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

La dimensione di un territorio legata alle esigenze di gestione della tutela dell’ordine pubblico o d’esercizio delle funzioni giudiziarie può essere assai diversa rispetto a quella necessaria per la programmazione territoriale, per quella scolastica, o per la gestione dello smaltimento rifiuti.

Il provvedimento sul federalismo fiscale deve precedere e accompagnare il DPEF.

Oggi il processo di cambiamento deve giungere al Senato delle Regioni superando il bicameralismo perfetto, riducendo il numero dei parlamentari e rafforzando i poteri del Premier. Questo è la vera riforma dei costi della politica. Al più presto, inoltre, i parlamentari del Nord dovranno darsi forme di coordinamento più incisive nell’interesse di tutta la coalizione.

Dobbiamo batterci con forza per affermare i nostri valori di fondo: libertà, giustizia sociale, solidarietà, uguaglianza.

Ma in un paese dove il 50% delle famiglie vive con meno di 1.800 ero al mese, dove è difficile diventare notaio se non sei figlio di un notaio, e quindi è forte il desiderio, soprattutto tra i giovani, di elevarsi socialmente e di avere successo, o noi sapremo fornire risposte convincenti o quei giovani si rivolgeranno alla destra.

La ridefinizione dei modelli contrattuali territoriali e di secondo livello è una sfida per imprenditori e sindacato per difendere davvero il potere d’acquisto dei lavoratori. Quando 400/500 milioni di contadini cinesi diventano operai, cambia radicalmente il valore del lavoro così come l’abbiamo conosciuto in occidente negli ultimi 100 anni.

E allora quando un giovane di talento figlio di un povero non riesce a rompere la gabbia sociale ci troviamo di fronte non solo ad una evidente ingiustizia, ma ad un danno per l’intera società.

In fondo la differenza con i conservatori è tutta qui.

Innestare nel partito democratico la cultura del fare, della meritocrazia, la propensione all’innovazione, al rischio, al risparmio, il valore della sicurezza e del lavoro, mi sembra più importante di come distinguere i Ds dalla Margherita in base al numero degli spinelli consentiti.

Sostegno alla ricerca e all’innovazione, potenziamento delle infrastrutture materiali ed immateriali, valorizzazione del capitale umano, liberalizzazione dei mercati in condizione di monopolio, efficienza nei servizi di pubblica utilità, semplificazione amministrativa, una nuova fiscalità chiara negli scopi e non punitiva negli strumenti, un nuovo patto sociale fra mondo dell’impresa e del lavoro, un moderno welfare che garantisca equità sociale, sono obiettivi necessari per l’Italia e particolarmente urgenti per il Nord del Paese.

Noi ci battiamo affinché le opportunità e la libertà di scelta siano le più estese e non siano solo i privilegiati a coglierne i frutti.

Sinceramente queste non mi sembrano idee eversive.

Mi sembrano coerenti con i valori che ho respirato in una famiglia di operai sin dall’adolescenza.

Libertà, giustizia sociale, solidarietà, uguaglianza.

Non è facile essere un uomo di sinistra coerente a Varese.

Io ci ho provato. E’ forse per questo che a 18 anni dissi ad esterrefatti dirigenti del Varese Calcio che quel mondo di ricchi, viziati e conservatori non faceva per me.

Che diedi le dimissioni da Vice sindaco di Varese nel 1992 perché un Magistrato, che stimavo e stimo, sostenne che la Giunta di cui facevo parte poteva ostacolare l’inchiesta sulla corruzione nella pubblica amministrazione.

Che  decisi, dopo 10 anni di consigliere regionale, nel 2005 di tornare a fare il mio lavoro di bancario che avevo fatto per 20 anni.

E tutto sommato molti cittadini hanno apprezzato una certa coerenza tra principi e comportamenti se è vero che sia in Consiglio Comunale (Varese) che regionale (Lombardia), nella seconda candidatura ho raddoppiato le preferenze rispetto ai cinque anni precedenti.

Roma è una città straordinaria, unica al mondo. Essere qui con voi, con Reichlin, è un privilegio.

Qui mi sento a casa mia. Perché siamo legati dagli stessi ideali e dalla stessa passione.

Ed è grazie a questi ideali e a questa passione, che dobbiamo tentare di uscire dalle sabbie mobili, trasformando una sconfitta alle amministrative in una importante opportunità politica.

Imprimendo un nuovo slancio riformista del Governo sui temi decisivi (federalismo fiscale, welfare, sicurezza, infrastrutture) e compiendo un salto di qualità nella fase Costituente del Partito democratico. Che per essere popolare, progressista, nazionale e radicato in tutto il Paese dovrà strutturarsi su basi federali, attribuendo ai singoli territori, ampia autonomia politica, organizzativa e finanziaria.

 

 

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