INTERVENTO DI DANIELE MARANTELLI SU: DECRETO PROTEZIONE CIVILE
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Marantelli. Ne ha facoltà.
DANIELE MARANTELLI. Signor Presidente, dopo di me mancheranno soltanto altri 188 colleghi, quindi cercherò di rispettare il tempo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Il Governo ha ritirato la proposta di istituire la Protezione civile Spa: la bruciante sconfitta politica del Governo è in questo caso una bella notizia per i cittadini. Il Partito Democratico apprezza la nostra Protezione civile; sono orgoglioso che il padre di questa preziosa struttura sia stato l’amico e concittadino Giuseppe Zamberletti, esponente politico democristiano capace di affrontare con serietà una grave tragedia come fu il terremoto del Friuli. Nel tempo, la Protezione civile è cresciuta in termini di uomini, mezzi, tecnologia ed organizzazione.
Insostituibile e prezioso è il patrimonio costituito dal volontariato e, personalmente, apprezzo meno, molto meno, le politiche di prevenzione a tutela del nostro territorio, tanto bello quanto fragile: dalla Valtellina a Messina e in Calabria come vediamo in questi giorni con preoccupazione.
Mi auguro che sui temi dell’assetto idrogeologico possa esserci uno scatto di reni da parte del Governo. Ci indichi quale sarà la strategia per affrontare, fuori dall’emergenza, la nostra storica ordinaria emergenza, in quanto noi non vediamo l’ora di raccogliere questa sfida.
Nel nostro Paese la cultura del controllo non ha mai avuto e non ha, a differenza del mondo anglosassone, grande fortuna. Nel campo degli appalti fenomeni di opacità amministrativa, di malcostume e anche di corruzione non sono prerogative solo di alcune aree del Paese. Ho partecipato alla commissione d’inchiesta istituita dal consiglio regionale della Lombardia per fare luce sullo scandalo emerso nei primi anni Duemila e riguardante gli interventi di risanamento necessari per ricostituire molti territori feriti gravemente da frane e alluvioni. Inoltre, facendo parte dell’Ufficio di presidenza a nome dell’opposizione presentai anche la relazione di minoranza. È stata un’esperienza istruttiva, in quanto con il confronto con esponenti politici, dirigenti, esperti e docenti universitari mi sono fatto un’idea piuttosto precisa.
Al di là del giudizio sulla moralità di esponenti politici, dirigenti pubblici, progettisti, costruttori, gentaglia che fece soldi sulla pelle di cittadini, artigiani, piccoli imprenditori colpiti dalle calamità, c’erano e sono rimaste irrisolte enormi questioni politiche: la riforma dello Stato, il rapporto pubblico-privato e la distinzione tra politica, istituzioni ed apparati. Questa è l’idea che mi sono fatto.
Per non dare l’impressione di qualche astrattezza di troppo, so bene che, volando più basso, anche dalle vicende tristissime di questi giorni emerge la necessità di semplificare le procedure degli appalti.
Questa è una necessità tanto urgente quanto generale: bisogna provvedere.
L’opacità della burocrazia e le sue calcolate lentezze ad ogni livello costituiscono il terreno più fertile per disfunzioni di ogni genere, sino a quelle più odiose: ricatti e corruzioni che fanno strame, spesso, di ogni principio di concorrenza nelle gare e negli appalti pubblici.
Parlavo della mia esperienza presso la Commissione di inchiesta: anche se avevo alle spalle dieci anni di amministratore comunale e cinque di consigliere regionale, confesso che feci una fatica tremenda a districarmi in un quadro normativo confuso, tra emergenze e regime ordinario.
Resto convinto che regole chiare, filtri e controlli siano assolutamente indispensabili non appena finita la fase acuta di emergenza, ma la lezione di questi mesi ci invita a riflettere anche sulla stessa emergenza.
Fino a qualche giorno fa, la Protezione civile Spa, voluta da Guido Bertolaso per svolgere attività strumentali del Dipartimento della protezione civile, si proponeva di muoversi a trecentosessanta gradi nel campo delle emergenze e dei grandi eventi.
Nelle intenzioni del Governo, questa Spa avrebbe dovuto occuparsi del piano straordinario per le nuove carceri, della costruzione di ospedali, delle regate della Louis Vuitton e di tanto altro ancora.
Il Governo, a mio parere, si è mosso con fredda determinazione, contando su due fattori: in primo luogo, la popolarità di Bertolaso, cresciuta moltissimo dopo le vicende dei rifiuti di Napoli e dopo quella, più drammatica, del terremoto de L’Aquila. In secondo luogo, l’insofferenza dei cittadini nei confronti della farraginosità delle procedure, delle confusioni normative e dei conflitti di competenza, che trasformano ogni opera pubblica, anche la più piccola, in una scalata dell’Everest. Da qui la decisione del Governo di mutuare il modello di efficienza fondato su regole straordinarie e adattarlo ad eventi che di straordinario non hanno proprio nulla. Ad esempio, è stata affacciata la possibilità, in questi giorni, di ricorrere al Commissario straordinario – e, segnatamente, al dottor Bertolaso – per salvare l’Expo 2015. Ma cosa c’entra, in questo caso, il commissariamento? Se le opere ritardano è perché il Governo non ha destinato per tempo le risorse necessarie, con buona pace delle rassicurazioni che il sottosegretario Cosentino aveva fornito in Aula alla dettagliata interpellanza del nostro gruppo svolta il 19 marzo 2009, quasi un anno fa. Questo è il fatto.
Inoltre, se la società di gestione dell’Expo ha richiesto tempi lunghissimi, ciò è dipeso da lotte di potere, a volte sorde, a volte plateali, tra i partiti di maggioranza, Pdl e Lega, per decidere appunto quell’assetto.
È stato nominato amministratore delegato dell’Expo l’ex Ministro, oggi parlamentare, onorevole Lucio Stanca: nulla da eccepire sul suo curriculum professionale di manager: si tratta di un manager di comprovata esperienza e di valore, ma la sua funzione di amministratore delegato è chiaramente incompatibile con quella di deputato. Abbiamo motivato in Giunta delle elezioni le ragioni che deponevano e depongono a favore di questa incompatibilità.
La società di gestione è composta, tra l’altro, con un capitale sociale che vede la presenza del Ministero dell’economia e delle finanze per il 40 per cento. La società ha per oggetto la realizzazione, l’organizzazione e la gestione dell’evento Expo e, quindi, agirà come soggetto aggiudicatore e stazione appaltante delle opere di preparazione e costruzione del sito.
La società, come è naturale, potrà compiere qualsiasi attività di natura commerciale e immobiliare e qualsiasi attività finanziaria, contraendo finanziamenti e mutui con istituti di credito, banche, società o privati e concedere garanzie, anche reali e a favore di terzi. Questo è naturale, ma non è più naturale che a dirigere la società, che riceverà ingenti risorse pubbliche e che, come ho ricordato, per il 40 per cento è partecipata dal Ministro dell’economia e delle finanze, sia un deputato.
Ho compreso perché i colleghi di maggioranza hanno respinto in Giunta delle elezioni la nostra ragionevole richiesta di approvare l’incompatibilità. Pdl e Lega hanno motivato il loro voto paragonando l’Expo alla nomina di un ente fiera. Ma questo è un argomento di argilla, perché l’Expo è stato dichiarato un grande evento, come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 agosto 2007. Si è espresso un voto politico in contrasto plateale con la legge.
Noi rispettiamo le decisioni della Giunta, ma non le condividiamo e, quindi, non ci mettiamo la museruola di fronte a possibili rischi. Del resto, che taluni rischi siano presenti è dimostrato dalla decisione del Ministro dell’interno di istituire un osservatorio con il compito di vigilare su eventuali infiltrazioni malavitose nelle opere dell’Expo. A guidare questo organismo l’onorevole Maroni ha chiamato il dottor Maurizio Grigo, un magistrato di valore che svolse la funzione di GIP a Milano durante l’inchiesta di tangentopoli diciotto anni fa.
Lo stesso cardinale Tettamanzi mesi fa ha invitato le istituzioni a tenere gli occhi ben desti su questo evento. Se il quadro che sto fornendo corrisponde alla realtà, quale motivazione convincente potrebbe indurre il Governo oggi a nominare commissario chi, nel nobile tentativo di salvare l’Expo e l’onore del Paese, entra come una ruspa e a piedi uniti su tutte le vicende relative agli appalti?
Ecco perché il nostro gruppo ha condotto e sta conducendo un contrasto netto e trasparente al decreto-legge che stiamo discutendo e l’ha fatto ben prima che emergessero le inchieste della procura di Firenze.
Noi pensiamo che, in nome dell’emergenza, non possa essere accettato un modello di Governo che libera dai controlli, oltrepassa leggi, norme e regolamenti e sull’altare dell’efficienza – termine peraltro assai popolare e caro ai cittadini – rischia di sacrificare cittadini e imprese corrette, premiando l’illegalità.
Il decreto-legge è palesemente incostituzionale.
Non mi avventuro in questo campo, l’hanno già fatto altri meglio di me, su tutti con competenza l’amico Roberto Zaccaria. Non so se il Governo ritirerà, come mi auguro, lo scudo giudiziario per i vertici della Protezione civile che dovrebbe valere fino al 2011. Lo vedremo.
È chiaro che il contrasto del Partito Democratico al decreto-legge, condiviso da altre forze di opposizione e da settori vitali della società italiana, grazie anche al ruolo molto importante svolto in questo caso dai mezzi di informazione, ha raggiunto un primo risultato, quello di indurre il Governo a ritirare la proposta della Protezione civile Spa, tra mille equilibrismi dialettici e generosi sforzi comunicativi per attenuare la sconfitta politica, ma questo è avvenuto. Ci chiedevamo, da un lato, come il Popolo della Libertà potesse sostenere un provvedimento che attaccava in radice regole di mercato ed elementari norme di concorrenza e, dall’altro, come la Lega potesse sostenere una proposta dalla chiara impronta centralista, che mortificava ruolo, compiti e funzioni di comuni, province e regioni.
Le nostre domande hanno trovato orecchie attente anche nella maggioranza. La proverbiale riservatezza del dottor Gianni Letta è stata messa a dura prova in questi giorni dalle preoccupazioni crescenti nei settori del PDL e dalla posizione espressa lunedì dal capo della Lega che, senza troppi giri di parole, ha detto che la Spa doveva sparire dal decreto-legge e per evitare pasticci ha aggiunto: come ha detto Tremonti.
Tutto è bene quel che finisce bene, si potrebbe dire. Per noi riformisti, ogni passo avanti compiuto è motivo di soddisfazione, avvenuto anche attraverso alcune situazioni surreali. Martedì mattina alle 10,30 era stata convocata l’VIII Commissione.
Dopo le parole pronunciate da Gianfranco Fini nella giornata precedente, ossia che l’articolo 16 sarebbe stato stralciato, ci aspettavamo che in Commissione il relatore, d’intesa con il Governo, rappresentato da Bertolaso, ci presentasse le modifiche coerenti con le affermazioni del Presidente della Camera. Macché: il collega Ghiglia ci ha gelato, dicendoci che non c’era alcuna proposta nuova e occorreva attendere. In realtà, dopo un po’ di tempo, questa proposta è arrivata.
È una situazione che definire kafkiana è davvero poco. Questo sta a testimonianza e conferma delle tensioni presenti nella maggioranza su questo tema e che investono – ma forse su questo mi sbaglio – una ridefinizione dei poteri all’interno della coalizione di centrodestra.
Non ci sarebbe nulla di strano, questa è la politica. Come altri colleghi, non ho perso una sillaba dell’intervento di Bertolaso in Commissione. Premetto che l’animosità e i pregiudizi sono estranei al mio DNA, però ho tratto conferma l’altro giorno di quanto mesi fa mi ero permesso di dire al dottor Bertolaso (presente in audizione nella Commissione ambiente per riferire sui fatti alluvionali dell’aprile 2009, che colpirono diverse città del nord, in particolare lungo l’asse del Po): con la sua nomina a sottosegretario cambiava – dicevo – anche la natura del suo rapporto con l’opposizione.
Capisco ciò che ha spinto il dottor Bertolaso a scrivere a la Repubblica definendosi un servitore dello Stato, ma è chiaro che la sua funzione super partes svolta come capo della Protezione civile, dove ha oggettivamente anche conseguito risultati, cessa nel momento in cui assume un ruolo politico crescente favorito e incoraggiato dal Presidente del Consiglio.
In Commissione, più che dalla sua amarezza, sono stato colpito dalla sua sicurezza, quasi si sentisse investito di una missione superiore alla possibilità di comprensione per noi deputati di periferia dell’impero. Non è in discussione la preparazione dell’uomo, né la fiducia enorme che in lui pone il Premier (si è capito che il Capo del Governo, se potesse, gli chiederebbe di risolvergli qualsiasi problema, probabilmente anche l’asse ereditario). Ma mi permetto di sostenere che questo non sarebbe saggio e provo a dimostrarne il motivo rapidamente e perché insisto sulla questione dei grandi eventi che rimane ancora aperta nel decreto.
Parlando di cose che conosco, voglio ricordare i mondiali di ciclismo di Varese, un grande successo sportivo che ha visto la vittoria di Ballan tra l’entusiasmo degli appassionati di ciclismo con un’immagine difficile da cancellare. È stato un trionfo della squadra italiana ottenuto grazie alla regia di un grande dirigente sportivo, di un grande uomo recentemente scomparso, che desidero ricordare qui in Aula con infinita tristezza e gratitudine: Franco Ballerini (Applausi). Ma non tutto è filato liscio. Mi riferisco alla costruzione di due alberghi. Come commissario straordinario, Bertolaso ha autorizzato la costruzione di un hotel che fa capo al gruppo Ligresti sulla collina dell’ippodromo: si tratta di un grande danno ambientale. Delle 170 stanze costruite, la maggioranza oggi è desolatamente vuota. Restiamo in attesa di capire se e quando vi sarà una variazione di destinazione d’uso di questa struttura.
L’altro hotel è stato, invece, realizzato su terreno agricolo a pochissima distanza dal lago di Varese. Non mi risulta che, ad oggi, opere previste in convenzione siano state eseguite; chi garantisce che ciò accadrà? Anzi, pare che un terreno che doveva essere ceduto al comune sia stato nel frattempo venduto a dei privati. Sono in corso delle inchieste, non mi appassiono ad esse, mi interessa la politica ed è per questo che anche rispetto alla vicenda di Bertolaso non faccio riferimento all’inchiesta della magistratura.
In conclusione, l’articolo 16 è stato ritirato. Non so se lo scudo fiscale vi sarà o non vi sarà. La collega Mariani ha detto delle cose sensate e molto condivisibili anche in ordine alla copertura delle imprese che stanno lavorando e hanno lavorato in Toscana. Se ci fossero queste due notizie sarebbero altre due buone notizie, ma resta aperta la questione dei grandi eventi e quella relativa alla politiche per la tutela del nostro territorio. Il dottor Bertolaso, uomo del fare, sono certo che non si rifugerà dietro il balletto delle competenze, a domandarsi se è compito del Ministero dell’ambiente o di quello delle infrastrutture. Da due anni, su questo tema, non vi è una proposta del Governo su cui confrontarci.
Allora non lo so se noi deputati del Partito Democratico siamo antropologicamente diversi dai colleghi del centrodestra.
So, con sicurezza, che mi sento di ringraziare il bel lavoro che i colleghi dell’opposizione hanno svolto nella Commissione ambiente, in qualche caso sostenuti anche da qualche collega della maggioranza. Ringrazio anche gli altri intervenuti in Aula.
Non so cosa deciderà il Governo nei prossimi minuti, so che il Partito Democratico ha in questi giorni scritto una bella pagina dell’opposizione parlamentare e che non si formerà certo oggi.
(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – congratulazioni).
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