Il Messaggero, 7 aprile 2012: Se il capo sarà Bobo, il Pd potrà riaprire il dialogo Stampa
Scritto da Nino Bertoloni Meli - Il Messaggero   
Mercoledì 11 Aprile 2012 20:55

MARANTELLI: «SE IL CAPO SARA' BOBO, IL PD POTRA' RIAPRIRE IL DIALOGO»

ROMA - «Onore delle armi a Bossi, non meritava di cadere così. Ma dal 2004, quando si ammalò, non era più lui. E poi era chiaro che nella Lega esisteva ormai una questione morale grande così». Daniele Marantelli è un attivo deputato del Pd, varesino come Maroni, esperto della Lega e buon conoscitore dell’animo leghista.

 

 

Onorevole Marantelli, la questione morale nella Lega è dunque deflagrata.

«Almeno dal 2008 c’è stata una mutazione hanno votato tutti i provvedimenti ad personam di Berlusconi, e in cambio di che, poi? Niente federalismo, niente infrastrutture, niente per il Nord. E sostegno in Lombardia a Formigoni con la sua giunta piena di inquisiti. Troppo, per il sentire comune dei leghisti. Ma c’è stato un episodio che ha fatto traboccare il vaso».

Quale episodio?

«La candidatura di Renzo Bossi alla Regione, che ha fatto incrinare ulteriormente il rapporto con la base elettorale del partito».

Aveva ragione Renzi, allora, che sostiene essere Bossi solo un problema sanitario?

«Mah, mi sembra un po’ riduttivo, io andrei alla sostanza politica».

La sostanza politica è che la Lega ha ancora un futuro, senza Bossi?

«Il colpo è duro, certo. Ma non dimentichiamo che c’è ormai nella Lega una nuova classe dirigente di giovani amministratori, Tosi di Verona ne è l’emblema, preparati, legati alla gente, stimati anche, che possono costituire il nuovo architrave di una formazione che imbocchi una nuova linea politica, di autonomia dal berlusconismo».

E Maroni potrebbe essere il leader di questa nuova Lega?

«Se a capo della Lega, di una Lega nuova e autonoma,dovesse arrivare Maroni, è chiaro che con questa formazione si potrebbe tornare a dialogare».

Sulla base di quale linea politica?

«Se i leghisti riprendono la propria autonomia, è chiaro che da quel momento liberamente potranno tornare a dialogare con chi vorranno, e si troveranno di fronte a un trivio: ricontrattare un accordo a destra con il Pdl; proseguire in solitaria puntando soprattutto a riacquistare l’identità perduta; tessere alleanze a geometria variabile, quindi anche sul nostro versante. La Lega delle origini era un cavallo selvaggio con il quale fare i conti, e noi all’epoca li abbiamo fatti, poi, mano a mano, si è trasformata in una macchina di potere. Mi ricordo la pena che in tanti abbiamo provato e hanno provato, a vedere Bossi mangiare i maccheroni davanti la Camera assieme ad Alemanno e alla Polverini».

Ma Maroni al momento è all’opposizione di Monti.

«Al momento,certo,siamo alternativi, loro sono all’opposizione contro il governo, noi invece giustamente siamo tra i sostenitori di Monti, varesino come me e Maroni, vorrei ricordare. Ma si tratta ancora della Lega di Bossi. Non credo che la futura linea e i futuri leader seguiranno pedissequamente questa impostazione, mi pare difficile, una qualche sterzata dovranno darla. Come che sia, recentemente a Cernobbio ho sentito proprio Monti dire che gli sarebbe piaciuto avere Maroni ministro dell’Interno».

Per la sua collega Serracchiani, Maroni non è meglio di altri leghisti.

«Per fortuna non spetta al Pd risolvere i problemi interni alla Lega. Ricordo solo che Maroni non ha voluto correre per la presidenza del Copasir, chiaramente perché puntava e punta a un ruolo di primo piano dentro la Lega».

(foto Enrico Scaringi/VaresePress da www.laprovinciadivarese.it)

Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Aprile 2012 15:23